Quella di Mariah Carey sembra la fiaba della ragazzina qualunque con il sogno segreto di diventare cantante e la fortuna di trovare un pigmalione pronto a realizzare il suo desiderio. Nel giro di soli tre anni è infatti diventata una delle popstar più famose e pagate grazie alla cantante Brenda K. Starr che, scoprendo le sue doti di vocalist, l'ha portata dal ristorante in cui lavorava come cameriera nei prestigiosi studi della Columbia. Un album d'esordio omonimo uscito nel '90 ha consacrato immediatamente Mariah nuova stella del firmamento musicale: più di nove milioni di copie vendute in tutto il mondo e quattro singoli estratti da quel mitico long playing tutti saliti al primo posto delle charts americane. Un record senza precedenti. A consolidare questi risultati strabilianti, due Grammy Awards, uno come miglior nuova artista e un altro per la migliore interpretazione pop grazie alla stupenda “Vision Of Love.” Il secondo capitolo, Emotions, conferma due anni dopo le doti di Mariah procurandole altri due Grammy, tre Soul Train Awards e un American Music Award. Sempre nel '92 l'EP Mtv Unplugged registrato interamente dal vivo le procura nuove critiche lusinghiere soprattutto grazie a un'interpretazione particolarmente intensa del classico dei Jackson 5 “I'll Be There.” Grande attesa circondava quindi fino a poco fa la pubblicazione di Music Box anticipato da un bellissimo singolo, “Dreamlover,” che ha subito conquistato con il suo ritmo trascinante i club di tutto il mondo. Abbiamo incontrato Mariah a Milano dove è giunta appositamente per promuovere il suo nuovo lavoro.
I pezzi di Music Box si muovono tra soul, dance e accenni gospel. Ti senti più a tuo agio come soul singer o come interprete di brani da ballare?
L'album è molto vario: alcune canzoni sono più soul, altre hanno influssi gospel, altre ancora si possono definire più propriamente pop dance. Non mi piace fossilizzarmi su un solo genere, mi piace cambiare anche perché amo stili diversi.
Questo vale anche per i miei dischi precedenti: per esempio Unplugged è un album interamente acustico che presenta fortissimi influssi gospel e R&B anche se accoglie qualche brano da ballare. In questo nuovo disco, comunque, direi che molti sono gli influssi dance soprattutto per la presenza di produttori specializzati in questo genere come Babyface e Clivilles&Cole. Lo stesso singolo che ho scelto per anticipare il long playing, “Dreamlover,” è stato pubblicato nelle versioni remix di David Morales, uno dei D.J. e produttori house americani più richiesti e apprezzati di oggi.
Come è stato lavorare al fianco di Dave Morales?
Ero molto eccitata all'idea di lavorare con lui perché è veramente un personaggio popolarissimo nell'ambiente dei club e ha firmato moltissimi successi dance che adoro. Quando gli ho dato la mia canzone, lui l'ha trasformata completamente: ha mantenuto solo le parti vocali, ma ha cambiato tutto il resto, persino la tonalità. Per cui io ho dovuto aggiustare la melodia e ricantare i back vocals. E' stato molto divertente lavorare in studio con lui, è una persona piena di talento.
Come è nata la collaborazione con il grande produttore americano Babyface?
Conosco Babyface da molti anni ma non avevamo mai avuto l'occasione di lavorare insieme, entrambi impegnati su fronti diversi. Un giorno ci siamo incontrati e abbiamo deciso di scrivere insieme una canzone per il mio nuovo album: è nata così “Never Forget You.” Io ho cantato a Babyface la melodia che avevo in testa e partendo da quella abbiamo scritto insieme il resto della musica e le liriche.
Molti delle liriche di questo album sono incentrate sul tema dell'amore, che tu sembri trovare particolarmente congeniale…
Penso che molte persone possano capire ed essere interessate all'argomento quando parlo di amore, anche perché si può sempre scoprire qualcosa di nuovo. L'amore è un tema universale e al tempo stesso molto personale. Io parlo di esperienze che ho vissuto in prima persona ma talvolta anche di storie che riguardano miei amici…
L'unica cover contenuta in Music Box è “Without You” di Harry Nilsson, ma già in passato hai spesso rifatto classici, l'esempio più eclatante è stato probabilmente “I'll Be There” dei Jackson 5. In un periodo in cui stanno imperversando gli album di cover, come mostrano gli ultimi lavori di Diana Ross, Nina Simone, Dee Dee Bridgewater e Sheena Easton, hai in cantiere qualche progetto del genere?
Credo che continuerò senz'altro a rifare vecchi pezzi a cui sono emotivamente legata, come è il caso di “Without You.” Di regola ascolto moltissima musica del passato, per cui ci sono tante canzoni che vorrei riproporre: adoro Stevie Wonder che è in assoluto il mio cantante preferito. Ma per il momento non ho in programma un album di sole cover. Mi piace molto comporre oltre che interpretare i pezzi, per cui continuerò a firmare io le mie canzoni per la maggior parte.
Hai rivelato di possedere doti di talent-scout scoprendo un bravo vocalist di colore, Trey Lorenz, per cui hai scritto delle canzoni e di cui hai co-prodotto l'album d'esordio. Hai intenzione di continuare in questa tua attività di produttrice?
Ho scoperto Trey mentre ero impegnata nelle registrazioni di Emotions: lui cantava come back vocalist in uno studio vicino al mio e, appena l'ho sentito, ho subito pensato che avesse molta stoffa. Per questo ho deciso di proporlo alla mia casa discografica aiutandolo a realizzare un long playing. Tra l'altro prima che questo avvenisse l'ho anche scelto come compagno per il duetto “I'll Be There” contenuto in MTV Unplugged. Ora voglio scrivere delle canzoni per le mie tre nuove back vocalist: provengono direttamente dal coro di una chiesa e non hanno mai avuto esperienze nel settore della musica pop, ma sono molto brave e potrebbero riuscire anche come soliste.
Ti senti cambiata dal punto di vista artistico rispetto agli esordi?
Sì, senza dubbio sono cambiata molto. Quando è uscito il mio primo album ho avuto l'opportunità di lavorare con produttori di alto livello che avevano un loro stile ben preciso: io ero molto giovane e loro hanno cercato ovviamente di farmi cantare secondo il loro gusto. Già all'epoca del secondo album ero molto più autonoma e ho potuto far valere anche le mie idee. Ora, a più di tre anni di distanza dal mio esordio, mi sento totalmente libera di esprimermi e credo che Music Box rifletta in pieno la mia personalità e il mio modo di concepire la musica.
Su quali basi si è sviluppata la tua formazione musicale?
Ho un fratello e una sorella più grandi di me e sono cresciuta ascoltando i loro dischi di Gladys Knight, Aretha Franklin, Stevie Wonder e di molti altri artisti soul. L'influsso di questa musica si è radicato in me naturalmente con gli anni. Più tardi ho scoperto che questi cantanti avevano inciso anche pezzi gospel e ho iniziato ad appassionarmi anche a questo genere.
A novembre sarai protagonista di uno special televisivo per un'emittente americana. In cosa consisterà questa apparizione?
Si tratta del mio primo concerto dal vivo negli Stati Uniti. Lo show si è svolto in un teatro nello stato di New York: avevamo riservato le prime otto file del teatro ai membri del mio fan club ed ero molto contenta del loro sostegno. Per tre quarti lo show mostra questo concerto. Poi ci sono anche scene riprese a casa mia, con i miei amici, mia madre, i miei cavalli. Sicuramente uscirà anche una videocassetta di questo programma che conterrà altre cose.
Sempre in novembre inizierà la tua prima tournée. Hai già un'idea di come si svolgeranno i concerti?
Premetto che l'idea di iniziare questo tour mi entusiasma molto perché è un'esperienza nuova che penso mi darà molte soddisfazioni. I concerti saranno acustici, con il pianoforte in primo piano e le mie back vocalist di sostegno. In America ho intenzione di reclutare cori gospel in ognuna delle città in cui mi esibirò: le mie vocalist si occuperanno di istruire le coriste che assolderemo volta per volta. In Europa arriverò l'anno prossimo, non so ancora se ci saranno date anche in Italia.
Ti sei sposata recentemente con Tommy Mottola, il direttore della Sony Music americana. Come ti senti a lavorare per tuo marito?
Credo che un artista non lavori per la sua casa discografica ma per se stesso. Io e Tommy, comunque, abbiamo un ottimo rapporto e riusciamo a tenere gli affari separati dalla vita privata.